giovedì 12 febbraio 2009

Antonio Martino: il Vaclav Klaus che non vi hanno raccontato

Vaclav K. il tipo di uomo di Stato che i benpensanti amano criticare



di Antonio Martino


Nel 1988 si tenne a Vienna un incontro fra economisti dell’Europa orientale e dell’Occidente. I lavori si tenevano in un albergo vecchiotto e ricco di fascino ed ebbero inizio alle 9. Alle undici uno dei partecipanti si alzò e, indignato, esclamò: “siamo qui da appena due ore e Karl Marx è già stato nominato tre volte! Nel mio paese nessuno ne parla, mai”. Approfittando della pausa caffè, mi avvicinai e iniziammo a conversare; scoprii che conosceva benissimo il pensiero dei grandi liberali del XX secolo: Hayek, Friedman, Stigler.Gli chiesi come facesse a sapere quelle cose, in Cecoslovacchia questi autori erano probabilmente al bando. Rispose che non li aveva scoperti a Praga, ma a Napoli dove aveva trascorso un periodo di studio. Gli feci presente che non mi risultava che a Napoli ci fossero economisti liberali; “può darsi, rispose, ma ci sono biblioteche”.



In questi vent’anni ci siamo incontrati innumerevoli volte e credo di conoscerlo abbastanza.Non dimenticherò mai il suo racconto della serata che concluse la “rivoluzione di velluto”: “nostro figlio tornò molto tardi e noi lo aspettavamo in ansia. Quando finalmente rientrò ci disse: noi abbiamo fatto la nostra parte, ora tocca a voi!” Come ministro delle finanze e poi come primo ministro, Klaus ha fatto di tutto per far passare l’economia ceca dal comunismo alla libertà di mercato. Il suo coraggioso piano di privatizzazioni fondato sulla distribuzione di voucher cui corrispondeva una quota parte della proprietà delle aziende di Stato, anche se non ha avuto tutto il successo che meritava per via dell’opposizione della vecchia nomenclatura, non è stato nemmeno il clamoroso fallimento previsto dagli statalisti ed ha avviato la repubblica ceca verso un’economia più libera.



Parlo di lui perché il fatto che la repubblica Ceca sia presidente di turno della UE fa di Klaus il successore di Sarkozy alla presidenza europea e la cosa ha terrorizzato i benpensanti e gli euro-entusiasti. Il logoro anatema - “euroscetticismo” - è stato spolverato e adoperato a tutto spiano. Si tratta di un’accusa che non contempla appello, il destinatario è condannato in via definitiva. Essendone stato colpito anch’io so benissimo che è perfettamente inutile tentare di difendersi, specie se non si ha nulla da farsi perdonare. Un accusato di stupro, di omicidio, di rapina, ha la possibilità di esporre le sue ragioni e difendersi davanti ad un tribunale; tutto ciò è precluso a chi è accusato di euroscetticismo.



Vaclav è il tipo di uomo di Stato che i benpensanti amano criticare, offrendo di lui una grottesca caricatura a tinte fosche. D’altro canto, dato che il presidente ceco ha il coraggio di dire ciò che pensa, questo offre ai suoi critici la possibilità di raccontare storielle sul suo conto. Tanto per fare un esempio, dopo il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, nessuno aveva più l’impudenza di invocare un ritorno al comunismo; d’altro canto, gli ex-comunisti non erano diventati di colpo liberali; divenne così di moda, più di quanto fosse in passato, la “terza via” – una sorta di via di mezzo fra il comunismo sovietico ed il capitalismo “selvaggio”. Klaus liquidò sbrigativamente l’idea affermando che la terza via conduce immancabilmente al sottosviluppo. Com’è ovvio ciò non gli ha conquistato le simpatie degli ex-comunisti.



Quando sento alcuni leader europei, cui la storia non ha inflitto la terribile esperienza di vivere in una dittatura comunista, parlare con tanta superficialità della libertà come principio di organizzazione sociale e motore di progresso economico e civile, vedo la presenza di Klaus alla guida dell’UE con soddisfazione. Essere rappresentati da chi quegli orrori ha conosciuto è rassicurante, non sarà certamente lui per compiacere i benpensanti a mettere a repentaglio le libertà di cui ancora godiamo.

Con quale autorità?

«C’è chi dice che la vita è una malattia trasmessa per via sessuale, mortale al cento per cento. È questo che si è voluto affermare uccidendo Eluana Englaro?». Per il leader laico di Cl Giancarlo Cesana «negare la carità è negare la libertà di amare»

di Luigi Amicone, su "Tempi"

È proprio vero che Dio scrive dritto sulle righe storte. Shit happens. È la vita. Le cose brutte accadono. Per esempio, è accaduta per Eluana Englaro l’esecuzione di una sentenza di condanna a morte per fame e per sete. Nella sue ultime ore abbiamo seguito gli aggiornamenti della notizia scorrendo i siti internet. O buttando occhiate di sgomento su giornali e televisioni. Ma cosa accade quando accade qualcosa di vero anche dentro un’immensa menzogna?

Secondo chi l’ha fatta morire, Eluana era morta da diciassette anni. Eppure Eluana aveva la tosse. È stato come il sorgere improvviso di una bella giornata di sole. Come la petizione popolare che Roberto Formigoni e gli altri hanno lanciato al presidente Giorgio Napolitano sabato scorso. E già domenica la redazione di Tempi è stata investita da migliaia e migliaia di firme via fax raccolte da gente comune, gente che ha visto per caso questa cosa nel nostro sito, e che l’ha segnalata al vicino di casa o l’ha messa su un bancone di bar o l’ha portata alla Messa domenicale.

Non c’è niente da fare, e ciò è la consolazione e la speranza del vivere, anche del vivere in galera o inchiodati a un letto: un’esperienza di verità spegne come il fuoco nell’acqua qualsiasi cosa nello spettro che va dalla pura ricerca alla pura menzogna. È come il ribellarsi autentico dell’animo umano davanti a una disumanità così conclamata e imposta da una folle e ideologica interpretazione della Costituzione italiana, avvalorata dai massimi vertici dello Stato. È l’imprevedibile, imprevisto, grande moto di umanità che si è opposto con la preghiera, la parola, la testimonianza, la lettera, la pietà e la carità popolare al vuoto di pietà, carità, misericordia del potere scettrato. È come la politica autentica. Poiché, come andiamo dicendo da quando siamo nati, la prima politica è vivere. La politica con la P maiuscola: da quell’eroe che è stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, a quel gigante che si è dimostrato Silvio Berlusconi e, a seguire, tutto il governo (e caro zio Giulio Andreotti che ti sei unito ai corifei della buona morte, questa volta hai proprio peccato), che contro ogni aspettativa hanno sostenuto fino in fondo la buona battaglia della verità della vita. O, finalmente, accade Enzo Jannacci, l’ateo malinconico, giocoso, poeta, che se ne esce bel bello da sotto i kilt del Corriere della Sera ed è subito aurora: «In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».


Giancarlo Cesana, ti do del tu, siamo amici da trentacinque anni. Ti aspettavi una storia del genere? Dopo tutto non sono passati neanche quattro anni dalla tragedia di Terri Schiavo. Una volta certe cose ci volevano vent’anni perché arrivassero in Italia. Adesso eccoci qua, con un’eutanasia un po’ bestiale, senza neanche una legge sul testamento biologico, un passo avanti a Zapatero. Cosa ne pensi?Quello che avevo da dire l’ho detto. Sono cristiano, per me la vita è sacra, è un dono di Dio, è un bene di cui non posso disporre come voglio. Dopo di che ci sono due aspetti che secondo me sono troppo poco sottolineati. Primo: il padre che ha voluto porre fine alla vita di questa donna non si accorge che non è solo. Perché le suore l’hanno sempre assistita e dicevano che erano disposte a continuare ad assisterla. Quindi l’atteggiamento di papà Englaro, consapevolmente o meno, ha negato la vita della figlia e la carità di chi l’assisteva. Ma negare la carità è negare la libertà. È l’impronta tremenda di questa società, negare la libertà di amare. Perché, vedi, io potrei capire uno a cui tocca accudire sua figlia nel modo in cui doveva essere accudita Eluana. Posso capirlo, anche se non giustificarlo. Però, che uno neghi il bene che un altro può fare mi sembra proprio disumano. Secondo aspetto. I sostenitori dell’eutanasia sono generalmente anche i sostenitori del dubbio, i cosiddetti “laici”, mentre noi cattolici, sempre secondo questa versione di laicità, saremmo quelli che vorrebbero imporre la loro fede e le loro certezze agli altri. Questa vicenda rivela esattamente il contrario. Di fatto, da una parte viene negata ogni possibilità di dubitare e si afferma la fede certa di che cosa fosse il bene per Eluana. Dall’altra il dubbio e quindi il senso del limite davanti al mistero. Di fatto i sostenitori dell’eutanasia negano ogni possibilità di dubitare su quello che questa donna comprendeva, sentiva, soffriva. E che avrebbe potuto comprendere, sentire e soffrire mentre la uccidevano staccandole il sondino dell’acqua e delle altre sostanze nutritive. Insomma, si sa così poco che per ucciderla hanno dovuto sedarla. Un trattamento che evidentemente dice che i dubbi c’erano. E invece sono andati avanti. Questo atteggiamento mi ricorda la lettera che una signora scrisse al Corriere della Sera per contestare la posizione del professor Giorgio Pardi, medico abortista che poi ho saputo cambiò opinione pochi mesi prima della sua morte (vedi intervista a Tempi del 5 ottobre 2006, ndr). Pardi sosteneva di non sapere se l’embrione avesse o no dignità umana. Ma questa, gli replicò la donna, è la stessa posizione del cacciatore che sente qualcosa che si muove in un cespuglio e, pur non sapendo se si tratti di una lepre o di un bambino, spara lo stesso.

E di Jannacci che dici?
Buon sangue non mente. Dalle sue canzoni traspare una grande umanità. L’assistenza agli ammalati non è cominciata perché li si sapesse curare. Ma è stata fondamentale per arrivare a curarli. Se sotto l’impulso della “carità” e della pietà cristiana non fossero nati luoghi di accoglienza per i malati (anche per quei malati, come i lebbrosi e gli appestati che una volta venivano semplicemente espulsi dalla comunità e lasciati morire ai margini della società), se non fossero nati gli ospitali e poi gli ordini ospedalieri, la medicina non si sarebbe sviluppata nel modo che conosciamo. È un fatto che lo sviluppo della medicina è cominciato dalla carità e dalla pietà, dalla solidarietà umana, non da un moto scientifico. E da una solidarietà che ha iniziato a vedere la sofferenza umana come partecipazione alla sofferenza di Cristo. Cristo che poi redime tutta la sofferenza umana con la sua resurrezione (poiché come scrive san Paolo, se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede, cioè umanamente non potremmo avere speranza davanti alla sofferenza – come ha detto Benedetto XVI, il cristianesimo sarebbe “assurdo”) togliendo così alla morte l’ultima parola. È questa consapevolezza che ha fatto muovere positivamente nei confronti degli ammalati. Se manca, non so come si faccia a sostenere la speranza degli uomini. Shakespeare diceva che la vita è una lunga agonia. Proprio recentemente ho risentito la citazione che definisce la vita come una malattia trasmessa per via sessuale, mortale al cento per cento. È questa la nostra attuale concezione della vita? È questo che si è voluto affermare uccidendo Eluana Englaro? E poi: era in quelle condizioni da diciassette anni, possibile che non si poteva aspettare che il Parlamento approvasse una legge? Possibile che Eluana debba passare alla storia come l’unica italiana uccisa così, per fame e per sete, come nessuna legge, nemmeno la più estremista di quelle sul testamento biologico o addirittura eutanasiche che verranno discusse in Parlamento prevede? Possibile che a nessuno di questi illustri costituzionalisti che hanno consigliato il presidente della Repubblica a respingere il decreto salva-vita di Berlusconi sia venuto il dubbio che forse di incostituzionale c’era non il decreto, ma la sentenza di morte? La prevalenza della legge sull’amore, questo sì è grave.

Massima giustizia, massima ingiustizia. Ormai qui in Italia ci siamo abituati a certe cose. Non credi?
Distinguiamo, intanto, il rapporto legge-medicina e il cosiddetto “giustizialismo” che in effetti imperversa in linea generale ormai da più di un decennio. Quanto al primo corno della questione, è vero, i rapporti tra medicina e legge sono sempre più intensi. Per due ragioni. La prima è che dal punto di vista dell’evoluzione dei costumi di vita la biomedicina è il fattore più rilevante. Pensiamo a cosa hanno prodotto sulle legislazioni le tecniche di fecondazione assistita. Per esempio, fino a ieri era chiaro che “mater certa semper”. Adesso il detto latino e la realtà soggiacente, naturale, normale, scontata fino a qualche anno fa, non è più così chiara. Perché, grazie alla biomedicina, oggi un bambino può avere non una ma diverse madri. Può avere la madre genetica, la madre gravida e la madre nutrice. Insomma siamo entrati in un altro mondo. Ecco quindi la seconda ragione che rende sempre più stringenti i rapporti tra medicina e diritto: tutto questo sviluppo scientifico fa emergere la necessità che in qualche modo si traccino dei confini. Poiché non tutto si può fare, esiste la necessità di regolamentare la medicina, in quanto agli estremi di ciò che è permesso sta ciò che è obbligatorio e ciò che è proibito. Per rispondere al secondo corno della questione, il “giustizialismo”, il problema della legge è che sia ben amministrata e che l’esercizio del potere giudiziario non prevarichi sulle persone e sugli altri poteri. Altrimenti la democrazia si va a far benedire. Ecco, in Italia stenta molto ad esserci questo equilibrio. E come dicevo prima, non da oggi. Mi colpì molto, quasi vent’anni fa, l’aggettivo che don Giussani, in una intervista al Corriere della Sera, usò per descrivere l’Italia: paese “intossicato”. Da questa intossicazione non siamo ancora usciti.

Perché?
Perché con il ’68 è stata pesantemente attaccata la tradizione del paese, cattolica, poiché l’Italia è un paese cattolico, senza che sia emersa un’alternativa. Anzi. L’alternativa rivoluzionaria che anche in Italia si è cercato di costruire a partire dal Dopoguerra e che nel ’68 sembrò a portata di mano, è crollata con il crollo del Muro di Berlino. Ha lasciato in eredità un giustizialismo tanto pervasivo quanto impotente, con la stessa crudele inefficienza della pubblica amministrazione. Mi ha impressionato che l’ex ambasciatore americano Ronald Spogli, lasciando l’Italia, ha parlato di noi come di una «potenza in declino». E pare che nessuno dei presenti abbia reagito… Intendimi, io non penso che sia finita, anzi.

Non è finita perché ti auguri che prima o poi arrivi una religione civile anche da noi?
No. Non è finita perché io faccio un’esperienza umana significativa. E poi perché ci sono tanti amici che la fanno con me. Perciò, la mia speranza è fondata su quel che c’è, non sul fatto che domani capiti qualche cosa che adesso non c’è.

Niente religione civile, quindi?
Il problema è serio. Uno Stato, la sua costruzione come compromesso o accordo tra le sue varie componenti, ha bisogno di un riconoscimento di qualcosa di comune. I padri degli Stati Uniti d’America, nella Dichiarazione d’Indipendenza scrissero «riteniamo che alcune verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali; che dal loro Creatore sono stati dotati di alcuni diritti inalienabili; che fra questi ci siano la vita, la libertà, il perseguimento della felicità». Noi di comune, a fondamento della nostra Costituzione, abbiamo che «l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro». È un po’ poco.

Allora ha ragione il teologo Vito Mancuso, secondo il quale i cattolici devono portare in dote alla società il seme della loro identità che marcisce nella terra e fa fruttificare, insieme agli altri semi marciti, una nuova religione civile. È così?
No, il seme che marcisce è per dare una certa pianta, quella pianta, non una qualsiasi, dal cui frutto si riconoscerà se è buona o no. Gesù dice che siamo un lievito, non un soluto. Il cattolicesimo è una religione universale, non civile. Però, tenere presente il cattolicesimo, come dimostra la stessa vita della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo, aiuta le civiltà a mettersi insieme invece che farsi la guerra. La persecuzione dei cristiani e della Chiesa cattolica è un po’ una cartina tornasole. Facci caso, dove perseguitano cristiani e Chiesa cattolica, poco o tanto, c’è persecuzione del popolo.

Sarai razzista, denuncerai anche tu i clandestini, visto che per decreto adesso i medici possono (non “devono”) farlo?
Il medico, prestando soccorso, compie un atto di compassione e umanità, che non ha come scopo la denuncia ai carabinieri. Se però vede una meningite, uno stupro, un infortunio sul lavoro, deve denunciare fino al livello penale, per proteggere l’ammalato e la società. E questo lo deve fare sia che si tratti di connazionali sia che si tratti di clandestini. Questi ultimi, poi, ovviamente non sono assicurati. Pertanto per prestazioni assistenziali, almeno quelle di una certa entità, si deve fare denuncia o richiesta alla pubblica amministrazione. Mi pare che sulla nuova legge si sia fatto molto clamore per nulla.

Giuliano Ferrara. Continui a seguirlo, nonostante le vostre passate divergenze strategiche sulla “lista pazza”?Sempre. È una delle persone che stimo di più. Ma non tanto per le sue battaglie per la vita, contro la Ru486 eccetera, che ovviamente condivido. Ma perché fa un giornale che insegna a ragionare, che pone le questioni, che sostiene la curiosità e la conoscenza di come stanno sul serio le cose. Infatti ai ragazzi dico sempre che se vogliono leggere un giornale devono leggere Il Foglio. E Tempi, si capisce. Ma il quotidiano da leggere è Il Foglio. Chiaro che sono con lui nelle battaglie per la vita contro il nichilismo dell’epoca. Ma è quando le butta in politica e poi perde che mi dispiace. Noi queste esperienze le abbiamo fatte oltre trent’anni fa, col divorzio e poi con l’aborto. E non è che si era messi peggio di oggi. Al contrario. Allora, penso al referendum sul divorzio, non c’era una lista pazza. C’era la Democrazia cristiana, Amintore Fanfani, la Chiesa, le parrocchie e tutti si aspettavano un trionfo con milioni e milioni di voti. Poi ci fu l’aborto, una cosa gravissima, tutti convinti che sulla vita la gente avrebbe votato bene, secondo coscienza. E invece niente, le abbiamo perse tutte le cosiddette battaglie etiche. Il referendum sulla legge 40 l’abbiamo vinto per l’astensione, non perché c’è stato un moto popolare di convinzione. La verità non si mette ai voti, si afferma e basta.

E allora che cosa fai? Ti ritiri dallo spazio pubblico?
Niente affatto. Però cerco di non andare a schiantarmi contro un muro quando vedo il muro davanti a me.

Giancarlo, il 22 febbraio corre il quarto anniversario dalla morte di don Luigi Giussani? Ti manca il don Giuss?
Sì, Giussani mi manca. Era uno su cui mi appoggiavo. Però c’è anche da dire una cosa: ci ha lasciato molto. Ci ha lasciato la possibilità di andare avanti. In questo senso è stato un vero maestro. Perché ci ha fatto fare un’esperienza. Un’esperienza che dura, che va avanti, che continua. Insomma, ci ha lasciato una speranza.

Una recente nota divulgata dalla segreteria di Stato vaticana sulla drammatica sequenza di polemiche iniziata con le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson arriva a dire esplicitamente che il prelato «per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica». La nota, insomma, lascia intendere di un papa molto provato dagli attacchi alla sua persona e alla Chiesa. «Il Santo Padre chiede l’accompagnamento della preghiera di tutti i fedeli». Ma non ti sembra che, al di là del caso Williamson, il papa di Ratisbona e delle lezioni di razionalità, cultura, affetto, sia come sottoposto all’offensiva di un’ostilità preconcetta e militante, quasi come se poteri fuori e dentro la Chiesa si sentissero minacciati e quindi puntassero a depotenziare, indebolire, intimidire, la potenza affettiva e veritativa di questo pontificato?
Sì, sembra che gli rispondano con minor simpatia di quello che ci si aspettava. Però non è solo il caso di questo papa. Succede a tutti i papi. Chi più, chi meno. È successo anche al suo predecessore, Giovanni Paolo II. Noi abbiamo in mente le folle oceaniche ai funerali di Wojtyla. Ma non dimentichiamo gli attacchi che subì per molti anni, fuori e dentro la Chiesa, le critiche feroci. Una volta perché era un conservatore, un’altra perché era amico di Solidarnosc, un’altra ancora perché la pensava un po’ come Reagan e via discorrendo. Tutto ciò non succede perché siamo nel 2009 piuttosto che nel 1985. Succede perché, come diceva Eliot, la Chiesa – e il suo sommo rappresentante – è tenera dove gli uomini vorrebbero essere severi e severa dove gli uomini sarebbero teneri. E questo è un atteggiamento che gli uomini fanno fatica ad accettare.

sabato 7 febbraio 2009

Statuto del Circolo San Bernardino


STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE
CIRCOLO SAN BERNARDINO



Art. 1. Nome e sede

Con il nome “Circolo San Bernardino: per la diffusione del pensiero cristiano- liberale”

è costituita un’Associazione ai sensi dell’art. 60 e s.s. del Codice Civile Svizzero. Dell’Associazione possono far parte tutti i cittadini residenti in Ticino indipendentemente dalla loro nazionalità.
L’ Associazione avrà sede:
via Pedmunt 29 A 6513 Monte Carasso


Art. 2. Scopo :

Promuovere la cultura e la tradizione cristiano-liberale dell'azione umana in generale e in particolare in economia e in politica.

Nel disordine e smarrimento attuale a livello di soluzioni buone per affrontare il presente e il futuro, nonché a fronte del relativismo di idee e valori nel quale siamo immersi; per una risposta costruttiva a queste situazioni e per contribuire al bene comune, il Circolo San Bernardino si attiva a tener desta la necessità educativa sui principi cristiano-liberali. A tale scopo l'Associazione segue quattro intendimenti:

1. Conservare e divulgare la storia, la conoscenza e la tradizione maturata nei secoli che deriva dall'approccio cristiano-liberale alla realtà
2. Difendere le conquiste della tradizione cristiano-liberale che hanno reso e rendono grande l'Occidente
3. Promuovere le idee e le esperienze che aggiornano, rinnovano e rilanciano la tradizione cristiano-liberale nell'affrontare le situazioni del vivere comunitario presente e futuro
4. Concorrere nel dibattito e nella formazione delle opinioni per la soluzione di problemi puntuali d'ordine politico ed economico, partendo dalla ricchezza di metodo e di contenuto propria al patrimonio di pensiero ed esperienza cristiano-liberale
L ‘ Associazione può avere intese di collaborazione con altre Associazioni o gruppi , anche partitici , al fine di rendere operativi i principi che la ispirano.

L'associazione non ha alcun carattere partitico o religioso.

Art. 3. Mezzi e contributi sociali

Per il conseguimento degli scopi sociali l’Associazione si finanzia tramite il prelevamento delle tasse sociali, le stesse sono stabilite annualmente dal Comitato direttivo e con contributi volontari.

Art. 4. Soci – Ammissione

La possibilità di richiesta di ammissione e di appartenenza implica l’accettazione completa degli scopi, degli ideali e delle finalità dell’Associazione. L’adesione avviene con il versamento della tassa sociale.

Art. 5. Cessazione dell’appartenenza

La cessazione dell’appartenenza all’Associazione può avvenire per dimissioni, esclusione o decesso.
Qualora un socio decide di inoltrare le dimissioni, le stesse devono essere preannunciate almeno sei mesi prima della fine dell’anno solare ( art. 70 CCS)
tramite lettera raccomandata al Presidente dell’Associazione e per esso al Comitato direttivo.


Art. 6. Esclusione

Un membro può essere escluso dall’Associazione in ogni momento anche senza fornirne il motivo. Il comitato direttivo delibera in merito all’esclusione; il membro può presentare ricorso all’Assemblea generale.

Art. 7. Organi

Gli organi dell’Associazione sono:

- L’Assemblea
- Il Comitato direttivo
- La Commissione di revisione


Art. 8. Assemblea

L’Assemblea sociale è l’organo superiore dell’Associazione, essa è convocata, in forma ordinaria, dal Comitato direttivo,una volta all’anno . L’Assemblea può essere convocata in forma straordinaria a discrezione del Comitato direttivo o qualora sia stata richiesta da almeno due terzi dei soci tramite richiesta scritta al Comitato direttivo con un preavviso minimo di 15 giorni.
L’Assemblea elegge il Comitato direttivo, approva i conti e l’attività del Comitato direttivo, modifica gli statuti e decide l’eventuale radiazione dei soci.

Art. 9. Comitato direttivo

Il Comitato direttivo ha il diritto ed il dovere di curare gli interessi dell’Associazione e di rappresentarla secondo le finalità e le facoltà previste dagli statuti.
Il Comitato direttivo è composto da 3 a 7 membri eletti ogni 3 anni dall’Assemblea. Nomina al proprio interno un Presidente così come può attribuire a ciascun membro compiti specifici. Decide a maggioranza dei membri.


Art. 10. Firme.

L’Associazione è vincolata dalla firma collettiva di due membri del Comitato direttivo.

Art. 11. Responsabilità

Per i debiti dell’Associazione risponde solo il patrimonio dell’Associazione. E’ esclusa la responsabilità personale dei soci.


Art. 12. Commissione di revisione

La commissione di revisione, se eletta, si compone di due membri , rieleggibili, nominati dall’Assemblea e rimangono in carica 3 anni.


Art. 13. Scioglimento

Lo scioglimento dell’Associazione può essere pronunciato dall’Assemblea, in ogni tempo. L’Assemblea appositamente convocata, può decidere lo scioglimento con la maggioranza dei 2 / 3 dei soci presenti. Il patrimonio dell’Associazione può essere devoluto ad un’istituzione che persegue stesse o simili finalità od a un ente di beneficenza e ciò su decisione assembleare.


Art. 14. Norme finali

Per quanto non contemplato nel presente statuto fanno stato le norme in materia di Associazioni, previste dal Codice Civile Svizzero Art. 60 e ss.


Art. 15. Entrata in vigore

Il presente statuto è stato accettato nell’ambito dell’assemblea costitutiva del 2 febbraio 2009 e sono entrati in vigore in tale data.



Allegato: documento integrativo dello statuto "Perimetro del Circolo san Bernardino"

Religione e politica: unite nel cuore dell'uomo

Intervista con Sergio Morisoli sul Giornale del Popolo

di Fiorenzo Dell'Era

Un'associazione per diffondere il pensiero cristian-liberale: con questo intento si è appena costituito il Circolo San Bernardino (CSB, si veda il GdP di mercoledì). Per approfondire le finalità dell'associazione (che dichiaratamente non ha carattere partitico o religioso), ci siamo rivolti al suo presidente, Sergio Morisoli, economista e vice-sindaco di Monte Carasso.

Perché un circolo?
Nella tradizione del liberalismo i circoli sono sempre stati determinanti per avvicinare i cittadini ai problemi complessi. sono una forma di aggregazione spontanea dal basso (principio di sussidiarietà) genuina e molto flessibile.
Perché proprio ora?
Mah, le cose che partono dal basso non sono programmate, maturano quando devono maturare, poi quando c'è un'intesa tra le persone sbocciano in modo naturale. Del resto mi sembra che dopo aver messo in soffitto la tradizione cristiana si stia un po' ovunque mettendo in cantina anche il liberalismo "classico" non giacobino. C'è un gran daffare per scoprire, inventare nuovi schemi, alchimie di riferimento ad ogni costo; come se l'agitarsi certe volte fosse meglio che star fermi. Trovo sbagliato dimenticare o liquidare in questo modo i "veicoli" che ci hanno portato così lontano. Ritengo invece che sia proprio opportuno e il momento giusto per ripescare e rivalorizzare quanto di buono queste due tradizioni ci hanno dato e ci potranno ancora dare. Ci potrebbero essere vagliando tutto e trattenendo il buono ( come diceva San Paolo) delle grandi combinazioni reciproche finora rimaste inesplorate o tenute volontariamente nascoste.
Ci sono obiettivi politici?
Se per politica si intende discutere e partecipare al dibattito sulle questioni che si collegano, nell'ottica del circolo, direttamente al vivere assieme e al bene comune, certamente si. Se invece si intende occupare sedie o produrre liste elettorali per farla a qualcuno questo certamente no; è escluso. Del resto già i fondatori hanno tutti orientamenti e sensibilità partitiche proprie e diverse, e questo non scalfisce ma rafforza assolutamente la bontà dell'iniziativa.
Perché il perimetro è limitato alla politica e all'economia?
Non è un limite, ma semplicemente perché sono i settori nei quali ci troviamo più vicini e ci stanno più cari. Non si può fare tutto, meglio mettere a frutto il vissuto e l'esperienza laddove si può tentare di dare del valore aggiunto. Inoltre in questo periodo storico tutto, a torto o a ragione, è incentrato e funzionale alla politica e all'economia; non si può fare a meno di confrontarcisi.
Che approccio avrà il Circolo?
Siccome parte dal basso, ci teniamo a fare in modo che sia un luogo in cui le cose molto complesse diventino un po' più semplici e familiari per chi non è "addetto ai lavori". Non a caso il riferimento a San Bernardino ci deve richiamare continuamente a questa semplicità di cuore e di ragionamento. Un luogo, piccolo e umile di educazione per gli adulti di buona volontà, per chi ha interesse a comprendere e giudicare la realtà per ciò che è; non per quello che avrebbe dovuto essere o per quello che dovrà essere. E' partire con semplicità da lontano, seminare oggi per raccogliere un giorno; un po' come abbero il coraggio di fare i benedettini quando l'europa era diventata un disastro: fare il necessario laddove si è messi. E'il metodo del critianesimo: che si propaga per curiosità e invidia grazie al vieni e vedi; se ti corrisponde resti se no cerchi di meglio.
E il desiderio?
Quello di riuscire a trasmettere argomenti e fatti per dimostrare: che cristianesimo e liberalismo non sono nemici uno all'altro ma potrebbero contenere congruenze finora non esplorate a causa di pregiudizi, che il libero mercato e il capitalismo sono delle condizioni essenziali del nostro vivere e non sono anticristiane, che stato e chiesa devono per forza essere separate ma che religione e politica sono nel cuore dell'uomo e sono inseparabili.

venerdì 6 febbraio 2009

Che cosa è e cosa vuole il Circolo San Bernardino?










1. Simbologia del logo

Il logo composto da un pentagono regolare iscritto nel cerchio, vuole simboleggiare la tensione dell’uomo nel voler raggiungere l’ideale di bene, di giusto e di bello che è iscritto per legge naturale nel cuore di ognuno.
Il cerchio che contiene il pentagono rappresenta quella perfezione irraggiungibile con le sole forze e capacità umane; una perfezione di cui ne è intuita l’esistenza da parte dei laici non credenti mentre l’intuizione si trasforma in certezza per i laici credenti che hanno incontrato la fede nel Dio cristiano.
Entrambi però sono imperfetti e fallibili nella loro condizione secolare: „tendono al bene ma commettono il male“. Perciò il pentagono, figura geometrica regolare e strana, sintetizza simbolicamente il perimetro, quindi lo spazio, entro cui questa tensione umana nella ricerca della perfezione del cerchio si snoda. La consapevolezza è che lo sforzo nello spingersi oltre questi cinque lati iscritti nel cerchio, nonostante tutta la buona volontà dell’uomo, non farà mai di un pentagono un cerchio. Il pentagono rimarrà una figura geometrica bella, elegante, attrattiva e affascinante nelle sue sfaccettature ma ultimamente incompiuta rispetto alla pienezza del crechio.

Il percorso educativo che tramite il Circolo San Bernardino (CSB) si vuole sviluppare, è proprio quello di riprendere le forze e la motivazione per mettersi in cammino per esplorare la realtà entro il perimetro di un ipotetico pentagono, con la consapevolezza e l’umiltà che la perfezione del pentagono dipende ed è comunque contenuta e partecipe di una perfezione più ampia che è quella del cerchio.

Questo gioco geometrico figurativo del logo, sintetizza la natura spirituale e materiale indivisibile dell’uomo e del suo limite.
Il Circolo San Bernardino in piena coscienza della sua inadeguatezza e delle sue imperfezioni, vuole creare le premesse affinché questa relazione tra figure geometriche, non venga dimenticata e persa ma: riscoperta, conosciuta e rilanciata; non da un punto di vista intelletuale o religioso (non ne sarebbe mai all’altezza) ma da un approccio pragmatico partendo e richiamati dai fatti che la realtà politica e economica passata, presente e futura ci offre. In questo modo viene individuata e definita chiaramente anche l’area o la superficie contenuta tra i cinque lati del pentagono, entro e sulla quale il Circolo si muoverà: politica ed economica.
In questa sua voluta limitazione dello spazio, come una piccola parte del tutto e senza pretese esaustive, il Circolo si concentra a raggiungere il suo obiettivo educativo tramite la diffusione della ricchezza del pensiero e dell’esperienza cresciuta nel connubbio cristiano-liberale che accompagna, modella e impasta da secoli il nostro vivere personale e comunitario.



2. Il nome del Circolo

Nella ricerca di un „patrono“ che avesse una relazione con le aspirazioni del Circolo e nella logica di cui al punto 1; in presenza di numerosi e grandi personaggi (religiosi e laici) che nei secoli in un modo o nell’altro hanno difeso e costruito la tradizione cristiano-liberale, la difficile scelta è andata su San Bernardino da Siena (1380-1444). Ecco alcune sommarie ragioni, e forzatamente caricaturali, che stanno alla base di questa scelta.

Il periodo in cui visse San Bernardino era per certi versi molto simile al nostro, si era alla fine del Medio Evo ma non ancora all’inizio di quell’epoca definita successivamente “moderna”. I problemi d’ordine politico, economico, morale erano intrisecamente legati fra loro mentre l’aria profumava già delle sfide e trasformazioni epocali che a partire dal secolo XV e seguenti erano poi da li a venire in tempi brevi.
Quindi con le dovute prudenze e ponderazioni era un periodo molto simile al nostro, periodo di crisi generale (globale anche per il tempo di allora) e quindi di messa in discussione di molte certezze e di abbozzamenti di soluzioni parziali possibili.

La persona di San Bernardino era ciò che oggi dal punto mediatico definiremmo una star e un opinion leader di indiscusso valore e carisma, basti sapere che le chiese non erano grandi abbastanza per contenere fedeli e non, che venivano ad ascoltare le sue ormai famose Prediche al punto che dovette tenerle sulle piazze dei mercati.

Era e rimane un personaggio straordinario, affascinante e geniale. Trasmetteva tutto il fascino della povertà francescana da lui abbracciata e dalla quale sapeva far uscire e testimoniare l’infinita libertà che il seguire tale posizione genera per l’uomo. La sua genialità era però quella di vivere questa sua libertà “nel mondo” non fuori dal mondo con la consapevolezza che non tutti potevano avere la grazia di questa esperienza , riuscendo con intelligenza a tradurre predicando nel secolo la bellezza di tale tensione incrociandola però pragmaticamente con i problemi concreti del suo tempo, dimostrando che ognuno nel proprio ruolo poteva agire di conseguenza.
Ad esempio fu il primo autore a scrivere un documento incentrato su un tema più che attuale “Sui contratti e l’usura”. Il testo che oggi definiremmo di economia era il primo ad essere “monotematico”, mentre fino allora molti principi, riflessioni e scoperte delle leggi economiche erano inseriti e rimasti sparpagliati all’interno dello sviluppo di altre tematiche . Per convenzione si può dire che se i pensatori “politici e economici” che l’avevano preceduto (in particolare gli autori scolastici) avevano aperto il campo della riflessione in modo illuminante ma sparso su queste materie, lui fu il primo a tenerle congiunte in un nuovo modo di descriverle e sperimentarle con la realtà. Esagerando un po’ dopo di lui la tardo scolastica seguirà in parte questa via e i pensatori cosiddetti economici dei secoli successivi non si staccheranno più dal ritenere la materia economica e quella politica degne di studio e riflessione congiunto.

Un’altra ragione è quella che San Bernardino da Siena è il patrono di Monte Carasso, paese dove ha sede formale l’Associazione di questo Circolo.

Per concludere e per rendere l’idea, dalla quale si può intravvedere il nesso tra il Circolo e il nome scelto, si prende a prestito una presentazione di San Bernardino apparsa sul sito del Lord Acton Institute:
"E il diavolo rispose che il possedere beni che appartengono ad altri è un peccato ancora peggiore dell 'omicidio, poiché è il peccato che più di qualsiasi altro spedisce gente all' inferno."
San Bernardino da Siena, l”‘Apostolo d’ Italia”, è stato un missionario riformatore e un economista d’orientamento scolastico. Nacque nella cittadina di Massa Marittima in Toscana, da una nobile famiglia. Dopo aver prestato soccorso ai malati durante la grande peste scoppiata a Siena nel 1400, entrò nell’ ordine dei francescani. Nel suo vagabondare a piedi attraverso tutta l’ Italia, divenne un predicatore molto popolare e conosciuto. Durante il suo ministero gli fu offerto di diventare vescovo per ben tre volte, cosa che egli rifiutò, poiché avrebbe dovuto abbandonare ciò che egli sentiva come la sua principale vocazione, quella del missionario.
Bernardino fu quello che più di tutti gli altri riuscì ad ordinare in un sistema l’economia scolastica dopo Tommaso d’ Aquino, e il primo teologo dopo Pietro Giovanni degli Olivi a scrivere un’intera opera sull’ economia. Questo libro intitolato Sui contratti e l’usura, affrontava la giustificazione della proprietà privata, l’etica del commercio, la determinazione del valore e del prezzo e la questione dell’usura. Il suo più grande contributo all’economia fu rappresentato dalla più ampia analisi e difesa dell’ imprenditore mai scritta a quei tempi. Egli fece notare che il commercio, come tutte le altre occupazioni, poteva essere praticato sia in maniera legale che illegale; tutte le professioni forniscono l’occasione per peccare. Per di più, i mercanti forniscono molti servizi utili: trasportando le merci da regioni in cui si trovano in abbondanza a regioni in cui scarseggiano; custodendo e immagazzinando beni che sono a disposizione dei consumatori ogniqualvolta ne hanno bisogno; e, come artigiani o imprenditori industriali, trasformando le materie prime in prodotti lavorati.
Bernardino osservò inoltre che l’ imprenditore viene dotato da Dio di una precisa e speciale combinazione di doti naturali che gli consentono di portare a termine questi compiti molto utili. Egli identificava in questa rara combinazione quattro precise doti imprenditoriali: efficienza, responsabilità, laboriosità, assunzione del rischio. Pochissime persone posseggono queste quattro virtù. Per questa ragione Bernardino sosteneva che l’ imprenditore, giustamente, guadagna quanto gli basta a rimanere sul mercato e ad essere ricompensato per la sua fatica. Tutti questi guadagni sono la ricompensa per la sua fatica, le spese, e i rischi che ha corso.

Fonti: Economic Thought Before Adam Smith by Murray N. Rothbard (Edward Elgar, 1995), Christians for Freedom by Alejandro A. Chafuen (Ignatius, 1986), and The Lives of the Saints by S. Baring-Gould (John Grant, 1914).
3. I riferimenti e i caratteri che definiscono il perimetro

Per completare il quadro descrittivo è utile ricordare, nella similitudine del Pentagono, quali sono i cinque lati che lo definiscono, e questo a livelli diversi di indagine.
Va tenuto sempre presente che ci si muove sulla superficie predefinita della politica e dell’economia come verifica dell’ incrocio positivo tra cristianesimo e liberalismo nello spazio e nel tempo. Questo dimensionamento, per forza di cose, non può dare una risposta totale sulla innumerevole varietà di avvenimenti che la realtà produce; tuttavia pur essendo un approccio parziale, riteniano comunque utile che la dimensione cristiano-liberale che ha caratterizzato l’occidente in questi ambiti debba essere: conservata e divulgata, difesa,promossa e impiegata.
Il perimetro quindi non è un confine invalicabile ma semmai una restrizione voluta per mettere meglio a fuoco la relazione tra la realtà e i suoi contorni di pensiero, tradizione e cultura.

Se gli avvenimenti della realtà e quindi l’azione umana sono posti al centro della figura descritta al punto 1, nell’analizzarli e nell’affrontarli, occorre che dai 5 confini del Pentagono possiamo “importare” ispirazioni, suggestioni, metodi, pensiero e ipotesi di soluzione cristiano-liberali facendoli poi trasitare e incontrare sullo spazio definito (politica-economia).

Evidentemente i 5 lati del perimetro mutano a seconda della posizione dalla quale si vuole osservare la realtà. Necessitiamo di una forzatura di metodo per non perderci, essendo la materia vastissima sia in tempo, spazio e contenuti. L’attività del Circolo si muove entro i seguenti “perimetri”:

3.1 Perimetro valoriale, caratterizzato da:
Personalismo
Libertà individuale
Responsabilità individuale
Sussidiarietà
Solidarietà
3.2 Perimetro secolare, caratterizzato da:
Politica
Potere
Economia
Ricchezza
Salvezza

3.3Perimetro dottrinale/culturale, caratterizzato da:
Dottrina sociale della Chiesa cattolica: simbolicamente Roma
Tardoscolastica: Salamanca
Scuola “austriaca” di economia: Vienna
Illuminismo/Liberalismo anglosassone/americano: Edimburgo/Filadelfia
Federalismo elevetico: Grütli

3.4 Perimetro operativo, caratterizzato per:
Conservare un patrimonio
Difendere valori oggettivi non negoziabili
Tradurre la tradizione al presente e declinarla al futuro
Promuovere nuove idee e esperienze
Concorrere nella formazione delle idee e delle opinioni

4. Premesse per l’inquadramento del lavoro del Circolo

Avendo definito, lo statuto, le ragioni, le caratteristiche, il perimetro e il metodo che reggono il lavoro del Circolo San Bernardino; non resta che indicare alcuni richiami di base all’aspetto che lega il tutto: il pensiero cristiano-liberale.

Evidentemente il cristianesimo non è il liberalismo e il liberalismo non è il cristianesimo. Nonostante molti studiosi tentino di metterli in totale antitesi, mentre altri tentano con altrettanto impeto di dimostrali simili, per quello che ci riguarda l’obiettivo del Circolo è solo quello invece di mettere in luce i numerosi punti di contatto possibili e i punti già in comune tra cristianesimo e liberalismo. I punti che uniscono sono numerosi, utili per la valorizzazione della singolarità della persona umana e della promozione del bene comune che sia cristianesimo che liberalismo perseguono.

Per introdursi adeguatamente in questa “scoperta” e per percepirne il fascino, è utile richiamare alcune citazioni di grandi studiosi attorno al tema:

" Sono convinto che, se la frattura fra vero liberalismo e
le convinzioni religiose non sarà sanata,
non ci sarà alcuna speranza per la rinascita delle forze liberali."
F. von Hayek, 1 aprile 1947, relazione costitutiva della Mont Pélerin Society

"Quando la religione è distrutta presso un popolo, il dubbio si impadronisce delle parti più elevate dell'intelligenza e quasi paralizza tutte le altre. Un tale stato di cose snerva gli animi e prepara i cittadini alla servitù. A mio avviso, dubito che l'uomo possa mai sopportare ad un tempo una completa indipendenza religiosa e un'intera libertà politica e sono portato a ritenere che se egli non ha fede, bisogna che serva e che, se è libero bisogna che creda".
Alexis de Tocqueville, Democrazia in america, ed. BUR 2003

“Chi, come noi,vede nell'economia di mercato una necessaria condizione per una società degna dell'uomo, libera, redditizia e tagliata per l'uomo, deve anche dichiararsi favorevole, agli indispensabili meccanismi, attributi e ragioni di questa economia di mercato: il profitto, gli interessi propri, la lunga lista delle libertà, la concorrenza, la proprietà, la funzione degli imprenditori, il reddito dei capitali, la speculazione e via di seguito. Non possiamo non accettare tutto ciò. Onestamente non possiamo dire di sì all'economia di mercato e dire di no a tutte le condizioni e ordinamenti necessari, e vorrei sottolineare la parola necessari."
Wilhelm Röpke, Il vangelo non è socialista, ed Rubbettino – Facco 2006

“I precetti del vivere insieme non possono essere calati dall’alto. Gli uomini devono usare la loro intelligenza per imporre l’ordine sul caos, l’intelligenza intesa non nel senso scientifico come capacità di risolvere i problemi, ma intesa in senso più complesso come capacità di trovare e mantenere l’accordo fra i propri simili. (...) La libertà individuale non può essere sconfinata, e anche le stesse forze che rendono necessarie alcune restrizioni, se lasciate libere di operare possono comprimere la sfera della libertà umana ben oltre quanto sia sostenibile.”
James Buchanan, I limiti della libertà, ed. Rusconi 1998

"Le ragioni per le quali io credo sono esattamente uguali a quelle per le quali tu non credi"
Gilbert Chesterton, Ortodossia 1908, ed Morcelliana 1995


5. Bibliografia iniziale

Il lavoro del Circolo non può fare a meno di riferirsi anche ad alcuni testi di base. Tra i numerosissimi elencabili, rinunciamo a farne un elenco esaustivo poiché a seconda di come si svilupperà il lavoro saranno con cura individuati i testi e gli autori che faranno meglio riferimento all’oggetto di indagine tenendo conto dei perimetri di riferimento che il Circolo si è dato. Tuttavia almeno alcuni autori e le loro opere sono punti cardinali per l’orientamento del lavoro del Circolo:

- Pontificio consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della chiesa
- Christopher Dawson, Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale
- Alejandro A. Chafuen, Cristiani per la libertà, radici cattoliche dell’economia dimercato
- Rodney Stark, La vittoria della ragione, come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza
- Adam Smith, La ricchezza delle nazioni
- Alexis de Tocqueville, La democrazia in america
- Friedrich A. Hayek, Legge, legislazione e libertà; La via della schiavitù
- Wilhelm Röpke, Civitas humana; Umanesimo Liberale; Il Vangelo non è socialista
- Dario Antiseri, Cattolici a difesa del mercato
- Flavio Felice, Capitalismo e cristianesimo
- James Buchanan, I limiti della libertà; Il calcolo del consenso
- Michael Novak, L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo
- Ludwig von Mises, Lo Stato onnipotente
- Joseph A. Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia
- Milton Friedman, Liberi di scegliere; Capitalismo e libertà
- Fréderic Bastiat, Ciò che si vede, ciò che non si vede
- Antonio Rosmini, Personalismo liberale
- Gilbert K. Chesterton, Ortodossia
- Henry Delubac, Il dramma dell'umanesimo ateo
- Sergio Ricossa, la fine dell'economia


Monte Carasso, gennaio 2009