venerdì 6 febbraio 2009

Che cosa è e cosa vuole il Circolo San Bernardino?










1. Simbologia del logo

Il logo composto da un pentagono regolare iscritto nel cerchio, vuole simboleggiare la tensione dell’uomo nel voler raggiungere l’ideale di bene, di giusto e di bello che è iscritto per legge naturale nel cuore di ognuno.
Il cerchio che contiene il pentagono rappresenta quella perfezione irraggiungibile con le sole forze e capacità umane; una perfezione di cui ne è intuita l’esistenza da parte dei laici non credenti mentre l’intuizione si trasforma in certezza per i laici credenti che hanno incontrato la fede nel Dio cristiano.
Entrambi però sono imperfetti e fallibili nella loro condizione secolare: „tendono al bene ma commettono il male“. Perciò il pentagono, figura geometrica regolare e strana, sintetizza simbolicamente il perimetro, quindi lo spazio, entro cui questa tensione umana nella ricerca della perfezione del cerchio si snoda. La consapevolezza è che lo sforzo nello spingersi oltre questi cinque lati iscritti nel cerchio, nonostante tutta la buona volontà dell’uomo, non farà mai di un pentagono un cerchio. Il pentagono rimarrà una figura geometrica bella, elegante, attrattiva e affascinante nelle sue sfaccettature ma ultimamente incompiuta rispetto alla pienezza del crechio.

Il percorso educativo che tramite il Circolo San Bernardino (CSB) si vuole sviluppare, è proprio quello di riprendere le forze e la motivazione per mettersi in cammino per esplorare la realtà entro il perimetro di un ipotetico pentagono, con la consapevolezza e l’umiltà che la perfezione del pentagono dipende ed è comunque contenuta e partecipe di una perfezione più ampia che è quella del cerchio.

Questo gioco geometrico figurativo del logo, sintetizza la natura spirituale e materiale indivisibile dell’uomo e del suo limite.
Il Circolo San Bernardino in piena coscienza della sua inadeguatezza e delle sue imperfezioni, vuole creare le premesse affinché questa relazione tra figure geometriche, non venga dimenticata e persa ma: riscoperta, conosciuta e rilanciata; non da un punto di vista intelletuale o religioso (non ne sarebbe mai all’altezza) ma da un approccio pragmatico partendo e richiamati dai fatti che la realtà politica e economica passata, presente e futura ci offre. In questo modo viene individuata e definita chiaramente anche l’area o la superficie contenuta tra i cinque lati del pentagono, entro e sulla quale il Circolo si muoverà: politica ed economica.
In questa sua voluta limitazione dello spazio, come una piccola parte del tutto e senza pretese esaustive, il Circolo si concentra a raggiungere il suo obiettivo educativo tramite la diffusione della ricchezza del pensiero e dell’esperienza cresciuta nel connubbio cristiano-liberale che accompagna, modella e impasta da secoli il nostro vivere personale e comunitario.



2. Il nome del Circolo

Nella ricerca di un „patrono“ che avesse una relazione con le aspirazioni del Circolo e nella logica di cui al punto 1; in presenza di numerosi e grandi personaggi (religiosi e laici) che nei secoli in un modo o nell’altro hanno difeso e costruito la tradizione cristiano-liberale, la difficile scelta è andata su San Bernardino da Siena (1380-1444). Ecco alcune sommarie ragioni, e forzatamente caricaturali, che stanno alla base di questa scelta.

Il periodo in cui visse San Bernardino era per certi versi molto simile al nostro, si era alla fine del Medio Evo ma non ancora all’inizio di quell’epoca definita successivamente “moderna”. I problemi d’ordine politico, economico, morale erano intrisecamente legati fra loro mentre l’aria profumava già delle sfide e trasformazioni epocali che a partire dal secolo XV e seguenti erano poi da li a venire in tempi brevi.
Quindi con le dovute prudenze e ponderazioni era un periodo molto simile al nostro, periodo di crisi generale (globale anche per il tempo di allora) e quindi di messa in discussione di molte certezze e di abbozzamenti di soluzioni parziali possibili.

La persona di San Bernardino era ciò che oggi dal punto mediatico definiremmo una star e un opinion leader di indiscusso valore e carisma, basti sapere che le chiese non erano grandi abbastanza per contenere fedeli e non, che venivano ad ascoltare le sue ormai famose Prediche al punto che dovette tenerle sulle piazze dei mercati.

Era e rimane un personaggio straordinario, affascinante e geniale. Trasmetteva tutto il fascino della povertà francescana da lui abbracciata e dalla quale sapeva far uscire e testimoniare l’infinita libertà che il seguire tale posizione genera per l’uomo. La sua genialità era però quella di vivere questa sua libertà “nel mondo” non fuori dal mondo con la consapevolezza che non tutti potevano avere la grazia di questa esperienza , riuscendo con intelligenza a tradurre predicando nel secolo la bellezza di tale tensione incrociandola però pragmaticamente con i problemi concreti del suo tempo, dimostrando che ognuno nel proprio ruolo poteva agire di conseguenza.
Ad esempio fu il primo autore a scrivere un documento incentrato su un tema più che attuale “Sui contratti e l’usura”. Il testo che oggi definiremmo di economia era il primo ad essere “monotematico”, mentre fino allora molti principi, riflessioni e scoperte delle leggi economiche erano inseriti e rimasti sparpagliati all’interno dello sviluppo di altre tematiche . Per convenzione si può dire che se i pensatori “politici e economici” che l’avevano preceduto (in particolare gli autori scolastici) avevano aperto il campo della riflessione in modo illuminante ma sparso su queste materie, lui fu il primo a tenerle congiunte in un nuovo modo di descriverle e sperimentarle con la realtà. Esagerando un po’ dopo di lui la tardo scolastica seguirà in parte questa via e i pensatori cosiddetti economici dei secoli successivi non si staccheranno più dal ritenere la materia economica e quella politica degne di studio e riflessione congiunto.

Un’altra ragione è quella che San Bernardino da Siena è il patrono di Monte Carasso, paese dove ha sede formale l’Associazione di questo Circolo.

Per concludere e per rendere l’idea, dalla quale si può intravvedere il nesso tra il Circolo e il nome scelto, si prende a prestito una presentazione di San Bernardino apparsa sul sito del Lord Acton Institute:
"E il diavolo rispose che il possedere beni che appartengono ad altri è un peccato ancora peggiore dell 'omicidio, poiché è il peccato che più di qualsiasi altro spedisce gente all' inferno."
San Bernardino da Siena, l”‘Apostolo d’ Italia”, è stato un missionario riformatore e un economista d’orientamento scolastico. Nacque nella cittadina di Massa Marittima in Toscana, da una nobile famiglia. Dopo aver prestato soccorso ai malati durante la grande peste scoppiata a Siena nel 1400, entrò nell’ ordine dei francescani. Nel suo vagabondare a piedi attraverso tutta l’ Italia, divenne un predicatore molto popolare e conosciuto. Durante il suo ministero gli fu offerto di diventare vescovo per ben tre volte, cosa che egli rifiutò, poiché avrebbe dovuto abbandonare ciò che egli sentiva come la sua principale vocazione, quella del missionario.
Bernardino fu quello che più di tutti gli altri riuscì ad ordinare in un sistema l’economia scolastica dopo Tommaso d’ Aquino, e il primo teologo dopo Pietro Giovanni degli Olivi a scrivere un’intera opera sull’ economia. Questo libro intitolato Sui contratti e l’usura, affrontava la giustificazione della proprietà privata, l’etica del commercio, la determinazione del valore e del prezzo e la questione dell’usura. Il suo più grande contributo all’economia fu rappresentato dalla più ampia analisi e difesa dell’ imprenditore mai scritta a quei tempi. Egli fece notare che il commercio, come tutte le altre occupazioni, poteva essere praticato sia in maniera legale che illegale; tutte le professioni forniscono l’occasione per peccare. Per di più, i mercanti forniscono molti servizi utili: trasportando le merci da regioni in cui si trovano in abbondanza a regioni in cui scarseggiano; custodendo e immagazzinando beni che sono a disposizione dei consumatori ogniqualvolta ne hanno bisogno; e, come artigiani o imprenditori industriali, trasformando le materie prime in prodotti lavorati.
Bernardino osservò inoltre che l’ imprenditore viene dotato da Dio di una precisa e speciale combinazione di doti naturali che gli consentono di portare a termine questi compiti molto utili. Egli identificava in questa rara combinazione quattro precise doti imprenditoriali: efficienza, responsabilità, laboriosità, assunzione del rischio. Pochissime persone posseggono queste quattro virtù. Per questa ragione Bernardino sosteneva che l’ imprenditore, giustamente, guadagna quanto gli basta a rimanere sul mercato e ad essere ricompensato per la sua fatica. Tutti questi guadagni sono la ricompensa per la sua fatica, le spese, e i rischi che ha corso.

Fonti: Economic Thought Before Adam Smith by Murray N. Rothbard (Edward Elgar, 1995), Christians for Freedom by Alejandro A. Chafuen (Ignatius, 1986), and The Lives of the Saints by S. Baring-Gould (John Grant, 1914).
3. I riferimenti e i caratteri che definiscono il perimetro

Per completare il quadro descrittivo è utile ricordare, nella similitudine del Pentagono, quali sono i cinque lati che lo definiscono, e questo a livelli diversi di indagine.
Va tenuto sempre presente che ci si muove sulla superficie predefinita della politica e dell’economia come verifica dell’ incrocio positivo tra cristianesimo e liberalismo nello spazio e nel tempo. Questo dimensionamento, per forza di cose, non può dare una risposta totale sulla innumerevole varietà di avvenimenti che la realtà produce; tuttavia pur essendo un approccio parziale, riteniano comunque utile che la dimensione cristiano-liberale che ha caratterizzato l’occidente in questi ambiti debba essere: conservata e divulgata, difesa,promossa e impiegata.
Il perimetro quindi non è un confine invalicabile ma semmai una restrizione voluta per mettere meglio a fuoco la relazione tra la realtà e i suoi contorni di pensiero, tradizione e cultura.

Se gli avvenimenti della realtà e quindi l’azione umana sono posti al centro della figura descritta al punto 1, nell’analizzarli e nell’affrontarli, occorre che dai 5 confini del Pentagono possiamo “importare” ispirazioni, suggestioni, metodi, pensiero e ipotesi di soluzione cristiano-liberali facendoli poi trasitare e incontrare sullo spazio definito (politica-economia).

Evidentemente i 5 lati del perimetro mutano a seconda della posizione dalla quale si vuole osservare la realtà. Necessitiamo di una forzatura di metodo per non perderci, essendo la materia vastissima sia in tempo, spazio e contenuti. L’attività del Circolo si muove entro i seguenti “perimetri”:

3.1 Perimetro valoriale, caratterizzato da:
Personalismo
Libertà individuale
Responsabilità individuale
Sussidiarietà
Solidarietà
3.2 Perimetro secolare, caratterizzato da:
Politica
Potere
Economia
Ricchezza
Salvezza

3.3Perimetro dottrinale/culturale, caratterizzato da:
Dottrina sociale della Chiesa cattolica: simbolicamente Roma
Tardoscolastica: Salamanca
Scuola “austriaca” di economia: Vienna
Illuminismo/Liberalismo anglosassone/americano: Edimburgo/Filadelfia
Federalismo elevetico: Grütli

3.4 Perimetro operativo, caratterizzato per:
Conservare un patrimonio
Difendere valori oggettivi non negoziabili
Tradurre la tradizione al presente e declinarla al futuro
Promuovere nuove idee e esperienze
Concorrere nella formazione delle idee e delle opinioni

4. Premesse per l’inquadramento del lavoro del Circolo

Avendo definito, lo statuto, le ragioni, le caratteristiche, il perimetro e il metodo che reggono il lavoro del Circolo San Bernardino; non resta che indicare alcuni richiami di base all’aspetto che lega il tutto: il pensiero cristiano-liberale.

Evidentemente il cristianesimo non è il liberalismo e il liberalismo non è il cristianesimo. Nonostante molti studiosi tentino di metterli in totale antitesi, mentre altri tentano con altrettanto impeto di dimostrali simili, per quello che ci riguarda l’obiettivo del Circolo è solo quello invece di mettere in luce i numerosi punti di contatto possibili e i punti già in comune tra cristianesimo e liberalismo. I punti che uniscono sono numerosi, utili per la valorizzazione della singolarità della persona umana e della promozione del bene comune che sia cristianesimo che liberalismo perseguono.

Per introdursi adeguatamente in questa “scoperta” e per percepirne il fascino, è utile richiamare alcune citazioni di grandi studiosi attorno al tema:

" Sono convinto che, se la frattura fra vero liberalismo e
le convinzioni religiose non sarà sanata,
non ci sarà alcuna speranza per la rinascita delle forze liberali."
F. von Hayek, 1 aprile 1947, relazione costitutiva della Mont Pélerin Society

"Quando la religione è distrutta presso un popolo, il dubbio si impadronisce delle parti più elevate dell'intelligenza e quasi paralizza tutte le altre. Un tale stato di cose snerva gli animi e prepara i cittadini alla servitù. A mio avviso, dubito che l'uomo possa mai sopportare ad un tempo una completa indipendenza religiosa e un'intera libertà politica e sono portato a ritenere che se egli non ha fede, bisogna che serva e che, se è libero bisogna che creda".
Alexis de Tocqueville, Democrazia in america, ed. BUR 2003

“Chi, come noi,vede nell'economia di mercato una necessaria condizione per una società degna dell'uomo, libera, redditizia e tagliata per l'uomo, deve anche dichiararsi favorevole, agli indispensabili meccanismi, attributi e ragioni di questa economia di mercato: il profitto, gli interessi propri, la lunga lista delle libertà, la concorrenza, la proprietà, la funzione degli imprenditori, il reddito dei capitali, la speculazione e via di seguito. Non possiamo non accettare tutto ciò. Onestamente non possiamo dire di sì all'economia di mercato e dire di no a tutte le condizioni e ordinamenti necessari, e vorrei sottolineare la parola necessari."
Wilhelm Röpke, Il vangelo non è socialista, ed Rubbettino – Facco 2006

“I precetti del vivere insieme non possono essere calati dall’alto. Gli uomini devono usare la loro intelligenza per imporre l’ordine sul caos, l’intelligenza intesa non nel senso scientifico come capacità di risolvere i problemi, ma intesa in senso più complesso come capacità di trovare e mantenere l’accordo fra i propri simili. (...) La libertà individuale non può essere sconfinata, e anche le stesse forze che rendono necessarie alcune restrizioni, se lasciate libere di operare possono comprimere la sfera della libertà umana ben oltre quanto sia sostenibile.”
James Buchanan, I limiti della libertà, ed. Rusconi 1998

"Le ragioni per le quali io credo sono esattamente uguali a quelle per le quali tu non credi"
Gilbert Chesterton, Ortodossia 1908, ed Morcelliana 1995


5. Bibliografia iniziale

Il lavoro del Circolo non può fare a meno di riferirsi anche ad alcuni testi di base. Tra i numerosissimi elencabili, rinunciamo a farne un elenco esaustivo poiché a seconda di come si svilupperà il lavoro saranno con cura individuati i testi e gli autori che faranno meglio riferimento all’oggetto di indagine tenendo conto dei perimetri di riferimento che il Circolo si è dato. Tuttavia almeno alcuni autori e le loro opere sono punti cardinali per l’orientamento del lavoro del Circolo:

- Pontificio consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della chiesa
- Christopher Dawson, Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale
- Alejandro A. Chafuen, Cristiani per la libertà, radici cattoliche dell’economia dimercato
- Rodney Stark, La vittoria della ragione, come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza
- Adam Smith, La ricchezza delle nazioni
- Alexis de Tocqueville, La democrazia in america
- Friedrich A. Hayek, Legge, legislazione e libertà; La via della schiavitù
- Wilhelm Röpke, Civitas humana; Umanesimo Liberale; Il Vangelo non è socialista
- Dario Antiseri, Cattolici a difesa del mercato
- Flavio Felice, Capitalismo e cristianesimo
- James Buchanan, I limiti della libertà; Il calcolo del consenso
- Michael Novak, L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo
- Ludwig von Mises, Lo Stato onnipotente
- Joseph A. Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia
- Milton Friedman, Liberi di scegliere; Capitalismo e libertà
- Fréderic Bastiat, Ciò che si vede, ciò che non si vede
- Antonio Rosmini, Personalismo liberale
- Gilbert K. Chesterton, Ortodossia
- Henry Delubac, Il dramma dell'umanesimo ateo
- Sergio Ricossa, la fine dell'economia


Monte Carasso, gennaio 2009

1 commento:

  1. All'interessantissima bibliografia aggiungerei, se non è stata già proposta, la seguente voce: Israel Kirzner. (1973)."Competition & Entreperneurship" (pubblicato in italiano con il titolo "Concorrenza e imprenditorialità" da Rubettino).
    Allievo di Ludwig von Mises, Kirzner ne riprende il concetto di azione umana per rivalutare la figura dell'imprenditore visto come un individuo che, mosso da un'idea originale, scopre e attua nuove opportunità di guadagno. Secondo Kirzner ciò che caratterizza l'imprenditore non è il possesso iniziale di capitale e risorse ma la sua capacità di riconoscere e concepire nuove opportunità di mercato. Tale capacità non è esclusiva di pochi "ricchi" ma appartiene ad ogni essere umano. Da qui la sua osservazione che in ogni azione umana (in quanto mossa dall'interesse a realizzare un nuovo stato di cose che corrisponda maggiormente ai propri desideri) c'è un elemento imprenditoriale.
    Un classico del pensiero austriaco (purtroppo oscurato e censurato dalle nostre parti...) contro le ideologie neoclassiche del mercato

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